“COMBATTIAMO LA FAME, NON CHI HA FAME” - Una riflessione del Cardinale Peter K. A. Turkson al World Food Programme - WFP (12-13 giugno 2016)

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Il 12 e 13 giugno 2016, si è svolto il consiglio esecutivo del PAM/WFP -Programma alimentare mondiale/ World Food Programme.

Nell'occasione, il WFP ha riflettuto sul passato, sul presente e su auspicate future collaborazioni su questioni di lotta alla famecon  comunità e leader religiosi di varie parti del mondo (tra i quali anche Papa Francesco, il quale ha rivolto un saluto agli organizzatori dell'incontro svoltosi a Roma).

Il tema centrale dell'incontro è stato quello di un obiettivo comune condiviso, audace ma realizzabile: Obiettivo Fame Zero entro il 2030. Nella preparazione dell'incontro di Roma, il Direttore Esecutivo del PAM, Ertharin Cousin, ha richiesto ad un  gruppo di leader religiosi e esperti brevi riflessioni sul modo in cui vedono la sfida e le loro visioni, impegni, e le esortazioni al fine di fornire idee, suggerimenti e ispirazione per il dialogo e per un impegno congiunto.

Tra i leader ai quali è stato chiesto di contribuire, vi è anche il Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, il Cardinale Peter Turkson, il cui testo completo si può leggere di seguito 

[TESTO IN INGLESE QUI]

 

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“COMBATTERE LA FAME, NON GLI AFFAMATI”

La realtà della fame è fin troppo reale in questo mondo. O ne abbiamo esperienza o la conosciamo. Noi sappiamo che ci sono milioni di esseri umani che non hanno il necessario per nutrire il loro corpo, la loro mente e il loro spirito.

Fino a quando la fame non sarà vinta, l'umanità non vivrà in pace. Non avremo pace fino a quando imbandiremo dei banchetti nel momento in cui altri staranno morendo di fame, in qualunque luogo essi si trovino. La nostra è una casa comune e si mangia a un tavolo comune. Cerchiamo di lavorare insieme per avere cibo sostenibile, nutrizione e sicurezza alimentare. Cerchiamo di superare l'insicurezza alimentare, non di combattere l’affamato!

Sono necessari approcci diversi. La via è quella di trasformare la fame nel mondo in una questione umana. La fame, infatti, deriva da una mancanza di solidarietà, nasce dal non riuscire a sentirsi, relazionarsi e comportarsi come fratelli e sorelle. E come ogni grande problema umano è anche una questione morale. Ciò comporta l'esercizio della libertà umana. Siamo liberi di mostrare disinteresse ed indifferenza. Siamo liberi di esercitare la buona volontà.

La scelta non è di nessun altro, ma solo nostra: è la nostra libera scelta morale.

Papa Francesco dà questo esempio nella Laudato si’: “quando comunità di piccoli produttori optano per sistemi di produzione meno inquinanti, sostenendo un modello di vita, di felicità e di convivialità non consumistico,” allora “un altro tipo di progresso, più sano, più umano, più sociale e più integrale” sembra veramente possibile. “Sarà una promessa permanente, nonostante tutto, che sboccia come un’ostinata resistenza di ciò che è autentico?”(§ 112).

Le migliori alternative possono apparire esigue rispetto alla grandezza delle sfide che dobbiamo affrontare. Ma erano pochi anche quei cinque pani e due pesci che un ragazzo sconosciuto presentò un giorno a Gesù di fronte a migliaia di persone che soffrivano la fame. Non solo non ve n’era abbastanza da sfamare una folla di cinquemila persone, ma gli avanzi riempirono dodici ceste. Quando il cibo diventa Eucaristia, quando il pane, riconosciuto come un dono di Dio, è benedetto, spezzato, dato e condiviso, i paradossi vengono superati e la fraternità diventa realtà. La gioia riempie la nostra casa comune.

Cardinale Peter K.A. Turkson

Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace